Che cos’è la carbon footprint e perché è importante?
La carbon footprint è l’indicatore unificato, riconosciuto in Europa dalla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), che misura tutte le emissioni di gas serra (espresse in CO₂ equivalente) di un’azienda o di un prodotto e viene integrata nel bilancio di sostenibilità.
Quali sono le differenze tra Scope 1, Scope 2 e Scope 3?
Ecco un approfondimento dedicato agli Scope 1, 2 e 3, con esempi concreti e possibili leve di miglioramento:
Scope 1: emissioni dirette
Cosa sono: tutte le emissioni prodotte da fonti di proprietà o sotto il controllo operativo dell’azienda.
Esempio concreto: in un panificio industriale, il forno a gas genera quotidianamente tonnellate di CO₂.
Come migliorare:
- Sostituzione tecnologica: passare da forni a gas a forni elettrici ad alta efficienza o a sistemi ibridi gas-aria calda che ottimizzano la combustione.
- Ottimizzazione operativa: calibrare le temperature di cottura e implementare sistemi di recupero del calore di scarto per preriscaldare l’acqua o l’ambiente di lievitazione, riducendo il consumo di combustibile.
Scope 2: emissioni indirette da energia acquistata
Cosa sono: le emissioni derivanti dalla produzione dell’elettricità, del calore o del vapore acquistati e consumati dall’azienda.
Esempio concreto: un call center che utilizza grandi server e climatizzazione consuma decine di migliaia di kWh al mese, generando CO₂ “a monte” nelle centrali elettriche.
Come migliorare:
- Autoproduzione rinnovabile: installare impianti fotovoltaici sul tetto per coprire almeno una parte del fabbisogno energetico.
- Acquisto green: sottoscrivere Power Purchase Agreement (PPA) con parchi eolici o solari, o comprare energia certificata 100% da fonti rinnovabili tramite Garanzie d’Origine.
Scope 3: emissioni indirette nella catena del valore
Cosa sono: tutte le altre emissioni indirette non incluse negli Scope 1 e 2, generate lungo la filiera upstream (fornitori, trasporti, materie prime) e downstream (distribuzione, uso del prodotto, fine vita).
Esempio concreto: un produttore di abbigliamento vede il maggior peso emissivo nel cotone coltivato (irrigazione, pesticidi) e nel trasporto marittimo dei capi finiti ai mercati di destinazione.
Come migliorare:
- Coinvolgimento fornitori: introdurre criteri di sostenibilità nei contratti di acquisto, chiedendo report periodici sulle emissioni e fornendo formazione su pratiche agricole a basso impatto (per il cotone).
- Ottimizzazione logistica: passare da trasporti marittimi a navigazioni a basse emissioni, utilizzare rotte più dirette o modalità alternative (ferrovia), con quantità di carico maggiore per ridurre viaggi a vuoto.
- Ecodesign e riciclo: riprogettare i capi per favorire materiali riciclati e riciclabili, estendendo la vita del prodotto e riducendo la generazione di rifiuti tessili.
In cosa consiste la carbon footprint di prodotto e di processo?
Per capire davvero le differenze tra queste declinazioni, è utile guardare a perimetri, obiettivi e strumenti specifici di ciascuna:
1. Carbon footprint di prodotto
Perimetro: ciclo di vita completo del bene, dal “cradle to grave” (dalla culla alla tomba).
Obiettivo: quantificare le emissioni in ogni fase per ottimizzare materiali, design e logistica.
Fasi chiave e strumenti
- Estrazione materie prime
- Dati: consumo di acqua, pesticidi, trasporto su gomma
- Strumento: LCI (Life Cycle Inventory) di SimaPro, OpenLCA
- Produzione e assemblaggio
- Dati: consumi energetici dei macchinari, rendimento di linea, scarti di produzione
- Strumento: database Ecoinvent, moduli di GaBi
- Distribuzione
- Dati: modalità di trasporto, distanze, temperature controllate
- Esempio reale: un’azienda alimentare ha scoperto che il trasporto refrigerato pesava per il 45 % sulle emissioni totali; spostando il 30 % delle merci su ferrovia, ha tagliato il 12 % di CO₂e.
- Uso
- Dati: energia consumata dal prodotto (es. elettrodomestici in stand-by, veicoli nel ciclo urbano)
- Best practice: introdurre modalità a basso consumo, stand-by zero, incentivi per l’uso efficiente
- Fine vita
- Dati: tasso di riciclo, incenerimento, discarica
- Intervento: design modulare per favorire il riciclo meccanico e ridurre il 30% dei rifiuti di fine vita.
Differenza essenziale: la carbon footprint di prodotto guarda all’impatto “per unità venduta”, creando KPI (kg CO₂e/unità) che guidano scelte di ecodesign e supply chain.
2. Carbon footprint di processo
Perimetro: singoli cicli o fasi produttive all’interno di uno stabilimento o di un servizio.
Obiettivo: ottimizzare consumi e individuare miglioramenti operativi specifici.
Ambiti tipici e strumenti
- Trattamento acque reflue
- Dati: energia per pompe, additivi chimici, emissioni di metano da fanghi
- Strumento: digital twin + monitoraggio IoT per individuare picchi di consumo
- Produzione metallurgica
- Dati: forni elettrici vs forni a gas, rendimento termico, perdite di calore
- Tecnica: pinch analysis per massimizzare il recupero termico, riducendo fino al 20 % il consumo di energia
- Processi chimici
- Dati: reazioni esotermiche, fugitive emissions (vapori)
- Soluzione: installazione di membrane per il recupero solventi e riduzione del 15% di emissioni fuggitive
Differenza essenziale: qui il focus è sul “per processo” – si analizza in profondità un singolo anello della catena produttiva, ottenendo interventi rapidi (principio di Pareto 80/20) e risparmi di costo ed emissioni.
Come si può misurare la carbon footprint in 5 semplici passi?
- Definire l’ambito – Azienda, stabilimento o prodotto + periodo (es. anno).
- Raccogliere i dati – Elettricità, gas, carburante, km e materie prime.
- Convertire in CO₂e – Usare i coefficienti IPCC/GHG Protocol per ogni consumo.
- Sommare e classificare – Totale emissioni + suddivisione Scope 1, 2, 3.
- Verificare e condividere – Controllo rapido interno e inserimento nel bilancio di sostenibilità.
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