La normativa europea sulla rendicontazione di sostenibilità (CSRD) è stata recentemente semplificata, con l’obiettivo di ridurre gli oneri per le imprese e rafforzare la competitività europea.
La CSRD continua però a essere il punto di riferimento per informative trasparenti e modelli di business resilienti.
CSRD Post Omnibus
Nel febbraio 2025, la Commissione Europea ha presentato il pacchetto Omnibus I, con l’obiettivo di semplificare gli obblighi di sostenibilità per ridurre gli oneri amministrativi e concentrarli sulle organizzazioni di maggiori dimensioni.
Il percorso si è concluso con l’approvazione della direttiva, entrata in vigore il 18 marzo 2026, con modifiche che rendono la CSRD più selettiva nel perimetro, più diluita nei tempi e più proporzionata nei contenuti:
- La revisione più significativa riguarda il perimetro: saranno obbligate alla rendicontazione solo le imprese con oltre 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di fatturato netto.
- Per le tempistiche: sono stati rinviati gli obblighi per le grandi imprese non quotate, originariamente previsti per il 2025.
- Per quanto riguarda i contenuti: è stato definito un processo di semplificazione degli standard di rendicontazione di riferimento, gli ESRS. Sono stati eliminati gli standard settoriali obbligatori, che diventano volontari ed è stato introdotto uno standard semplificato per le imprese non soggette alla CSRD, anch’esso su base volontaria.
Le cinque leve strategiche della CSRD
- Comprendere cosa conta davvero: la materialità come lente decisionale
La doppia materialità consente di far luce su due direzioni: gli impatti che l’organizzazione genera sull’esterno e i rischi e le opportunità che l’esterno genera su di essa. È un esercizio che costringe le imprese a rispondere a una domanda che precede qualsiasi rendicontazione: che cosa conta davvero per il business e perché? - Concretizzare il percorso ESG: la sostenibilità come acceleratore per creare valore
La CSRD porta gli elementi ESG dentro le decisioni strategiche e operative, richiedendo alle aziende di tradurre ambizioni in target dichiarati e misurabili, KPI tracciabili e piani d’azione con scadenze definite e strumenti di monitoraggio. - Rafforzare la credibilità ESG: un’esposizione più trasparente e solida
La CSRD offre una base più solida per una comunicazione ESG credibile, fondata su dati strutturati, documentati e verificati e riducendo il rischio di greenwashing e danni reputazionali. Il tema assume ulteriore rilevanza alla luce della Direttiva EmpCo che dal 27 settembre 2026 vieta claim ambientali generici o non dimostrabili. - Integrare dati finanziari e di sostenibilità: la lettura unitaria del business
L’integrazione strutturata tra dati finanziari e dati di sostenibilità, il cosiddetto connected reporting, oltre a ridurre i costi di raccolta ed elaborazione dei dati ai fini del reporting, migliora la qualità dei processi decisionali. - Evolvere il DNA delle organizzazioni: la sostenibilità per l’efficienza e la cultura
La CSRD integra la sostenibilità nei processi, nella governance, nei dati e nei sistemi di controllo, permettendo di far emergere inefficienze e margini di miglioramento prima invisibili.
La sostenibilità come leva strategica
Omnibus ha ridisegnato perimetro, tempistiche e contenuti della CSRD, ma la sfida per le aziende rimane più ampia del semplice adeguamento normativo.
Il reporting può diventare quindi il punto di partenza per leggere meglio il business, cogliere le nuove opportunità e orientare le scelte in modo più strategico. La sostenibilità deve essere considerata una leva strategica, sfruttando il reporting come driver.





